Cari amici e blogger dei Nebrodi, a rischio la libera informazione

No alla legge ammazza-blogCare amiche e cari amici dei Nebrodi, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando.
La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Ecco il comunicato che si presenta sulle pagine di Wikipedia: "Il 4, 5 e 6 ottobre 2011 gli utenti di Wikipedia in lingua italiana hanno ritenuto necessario oscurare le voci dell'enciclopedia per sottolineare che un disegno di legge in fase di approvazione alla Camera potrebbe minare alla base la neutralità di Wikipedia.

(qui il testo approvato dalla Camera dei deputati l'11 giugno 2009, poi modificato dal Senato il 10 giugno 2010; qui gli emendamenti del 6 ottobre 2011)

Sono stati proposti degli emendamenti, ma la discussione di tali modifiche (inizialmente prevista per il 12 ottobre e poi rimandata) deve ancora essere effettuata.

Non sappiamo, quindi, se sia ormai scongiurata l'approvazione della norma nella sua formulazione originaria, approvazione che vanificherebbe gran parte del lavoro fatto su Wikipedia.

Grazie a chi ha supportato la nostra iniziativa, tesa esclusivamente alla salvaguardia di un sapere libero e neutrale.



Si ritiene che il problema sorga per tutti i siti di libera informazione

Così come si evince dall'articolo di Titti Santamato * Ansa.it * del 29/09/2011, accadrà che "Ogni gestore di ‘sito informatico’ ha l’obbligo di rettificare ogni contenuto sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi. Non c’é possibilità di replica, chi non rettifica entro 48 ore paga fino a 12 mila euro di multa. E’ questo, in sintesi, il contenuto del comma 29 della del ddl di riforma delle intercettazioni, la cosiddetta norma ‘ammazza-blog’, già comparsa nella prima stesura del provvedimento nel 2009 e nelle sue ulteriori riproposizioni, d’attualità in questi giorni in cui il governo è tornato alla carica sul disegno di legge. Oltre cento associazioni, blogger, gruppi di attivisti in rete ma anche politici, ora come allora, sostengono che la misura non solo mette un bavaglio alla libertà di espressione sulla Rete, ma accosta ingiustamente blog individuali a testate registrate, equiparando dunque opinioni personali ad editoria vera e propria. E non ultimo tocca pesantemente le finanze di chi si rifiuta di rettificare quello che ha ritenuto di pubblicare, senza possibilità di opposizione. “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, recita la parte della norma relativa all’istituto della rettifica. Dunque, basta una richiesta perché un blog, un sito o un giornale online sia obbligato a rettificare entro 48 ore. Secondo i blogger e il popolo della rete, dunque, ogni contenuto sul web diventa potenzialmente censurabile, con l’invio di una semplice mail. Ed é per questo che, a pochi mesi dalla protesta contro la delibera dell’Agcom sul diritto d’autore, il mondo del web è sceso di nuovo in piazza."

 
 
 
 
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