I segreti e le suggestioni dei Nebrodi

Riprendiamo con piacere un articolo apparso il 29 dicembre u.s. sul sito dell'Adnkronos (tra le più importanti agenzie di stampa italiane).
Un eccezionale documento promozionale dei Nebrodi, come pochi sanno esprimere.
Ci entusiasmiamo e ci chiediamo: quanto sappiamo promuovere la nostra terra all'esterno?
Lascio a voi la piacevole lettura e il tempo per una sincera risposta!

A un primo sguardo sembrano uguali a tanti altri centri di montagna, i paesi dei Nebrodi, allineati lungo la consolare romana Valeria, sono pieni di suggestione e di segreti che soltanto una visita accurata – e soprattutto spensierata – può svelare.
Halaesa, Cale-Acte, Apollonia, Aluntium, o se preferite Tusa, la Caronìa fondata dal re dei siculi Ducezio, San Fratello, altro centro siculo, e San Marco D’Alùnzio. Ma anche Alcara Li Fusi, Capizzi, Novàra di Sicilia, Militello Rosmarìno, Montalbano Elicòna. Qui si parla un idioma, figlio dell’antico Lombardo e del dialetto arcano della montagna, che accentua la magia dei luoghi.

Attorno, un paradiso: rilievi dalle forme dolci - interrotte dal massiccio dolomitico delle Rocche del Crasto e dallo svettante Monte Soro -, e fiumare, e laghi sempre più grandi, fino al celebre Biviere di Cesarò, e selve profondissime ricche di sugheri, querce, lecci, faggi, cerri, agrifoglio ed erica, dalle cui radici si traggono le migliori pipe al mondo. E nei boschi dei Nebrodi che vive ancora l’uomo dei fussuni, che accatasta fascine su fascine dal fondo del fosso fino a formare una grande cupola. Poi copre tutto con la terra, da cui si alza un filo di fumo. Brucerà per giorni e giorni, quella legna, fino a mutarsi nel miglior carbone.

Ma le selve dei Nebrodi sono anche un’oasi per uccelli lacustri, anfibi e rettili, e persino neri maiali selvatici - che una legge medioevale consente di cacciare solo per Pasqua -, eleganti cavalli sanfratellani allo stato brado e vuturuna, i grifoni, che volteggiano nel cielo delle valli.

Tutto è, qui, come migliaia di anni fa. Così, per il solstizio d’estate, ad Alcara Li Fusi, rivivono le falloforie: ogni quartiere erige un altare tappezzato da variopinte coperte e ornato con gli strumenti del lavoro contadino. Al centro di tutto è il simbolo fallico della fertilità, il muzzuni, una brocca dalle braccia spezzate avvolta in grandi fazzoletti di seta e ornata degli ori delle donne e di spighe di grano. Attorno al muzzuni, le giovani vergini. Ma sarà la più anziana delle donne, allo scoccare della mezzanotte, a danzare battendo su un tamburello di pelle di cane seguendo un rituale che risale a migliaia di anni fa.

Un’altra festa affascinante è quella che si svolge, a Pasqua, nella vicina San Fratello, dove il Venerdì Santo il diavolo, incarnato nei giudei mascherati e dalle vesti rosse, è dietro l’altare e segue le processioni del Cristo morto disturbando i fedeli. A Capizzi, invece - che nei nomi delle strade porta ancora i segni dell’inquisizione - ogni anno i fedeli di San Giacomo abbattono con il fercolo la cosiddetta casa del pagano.

Ci sono poi la Novara di Sicilia, il cui emblema è quell’albero di noce sotto cui si riunivano le streghe per i sabba, Montalbano Elicona, dove si trova l’ovile più grande del mondo, la Màndura ‘u Gesuìttu, enorme che si dice costruito dai giganti. Come la fiumara che da Militello Rosmarino scende fino a Sant’Agata di Militello, al mare. Una fiumara che diventa d’arte a Tusa, dove un illuminato mecenate ha disseminato il territorio di colossali opere contemporanee. Questi sono i Nebrodi, uno degli ultimi paradisi siciliani.

(fonte: www.adnkronos.com)

 
 
 
 
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